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TEXT CACHED
Con pochi soldi c'è da divertirsi, e tutta Castellammare rimane attonita innanzi a quei piccoli automi.
Così quando descrive il delizioso
quadretto dell'arrivo dei viaggiatori e la caotica e chiassosa
piazza della stazione, le gite sul Faito o a Lettere e Gragnano,
la passeggiata di sera lungo la marina con le abitudini dei
cittadini e dei villeggianti, il santuario di Pozzano con
miracoli, feste e credenze religiose, lo stabilimento dei bagni e
le acque minerali, la villa reale di Quisisana; così quando
descrive il tramonto del sole a Castellammare.
Scrisse poi una pagina
interessantissima sui ciucciari, sulle loro abitudini e sulla
loro faticosa esistenza, che in parte riporto: Il ciucciaro, dall'alba fino a notte, non fa che accompagnare sempre il suo somarello, salendo e scendendo monti, girandolando per Castellammare o per quei paeselli circostanti, covrendosi di polvere, bruciandosi al sole, bagnandosi alla pioggia, a seconda della volontà de' passaggieri; e sta sempre pronto a correre come se allora uscisse di casa, altrimenti verrebbe ingiuriato, maltrattato, e forse forse gli toccherebbe pure qualche bastonata.
L'azione,
però, sulla scena si svolge a Napoli, mentre alcune altre
commedie sono ambientate a Castellammare.
Anche nella più tarda 'Na
mugliera zetella del 1907 la scena del secondo atto si svolge
nell'Hotel Quisisana, in una Castellammare ancora alla moda ed
affollata di bagnanti e villeggianti.
Con i suoi versi su Villa
Moliterno (Quisisana), versi di un cuore in di una anima" per la
"bellezza eterna" di una Castellammare del verde sulla gloria del mare", chiudiamo questa
rassegna.
Dileguata la breve ma rabbiosa tempesta, mi scusai ad alta voce con gli amici d'aver loro procurato quel disturbo, e nell'animo mio chiesi scusa anche ai ciucai, vetturini, ciceroni e accattoni castellammaresi, dei gravi dubbi che per dieci minuti avevo avuto su la loro onestà, e proseguii il cammino lungo la marina tutto umiliato, parendomi di scorgere in ogni occhio languido che mi fissava, il dolce rimprovero di Cristo a Pietro: 'amice, quare dubitasti?' Per questa volta avevo avuto torto.
del Rotary Club di Castellammare di Stabia, Anno
1996-97, n.
La Castellammare di Fucini è
"un pezzo di Napoli portato in quella cala e nulla
più", inserito tuttavia in una cornice meravigliosa:
"ma le montagne che le stanno a ridosso e il panorama del
Golfo che si gode di là, è stupendo", come 'stupendo' è
il di strada incassato fra dirupate scogliere",
che dalla marina di Castellammare conduce a Sorrento; è dei più arditi navigatori di queste coste, del superbo
Duilio e dei più abili costruttori navali d'Italia", ma
appena arrivati si è da uno sciame di ciceroni,
ciucai, vetturini, accattoni et coetera animalia", che
stordiscono e confondono fino a far temere che sia stato rubato
il portafogli dalle mani, e per le strade si è assaltati da un
'nausante' dei parassiti ambulanti che ci ronzavano
d'intorno, pigolando vigliaccamente l'eterno soldo".
L'impulso per queste straordinarie esperienze gli fu dato
dall'aver assistito, sulla costa tra Castellammare e Vico,
precisamente il Capo Orlando e que' tre scogli
addimandati li tre fratelli", ad una poco chiara
situazione e dall'aver riconosciuto i personaggi in essa
coinvolti: il ministro Acton e Lady Hamilton.
E nella città dovette pur
vivere delle esperienze un po' più normali e serene, fatte di
belle passeggiate e di momenti di distensione, se è vero che col
bidello andava girando su un asino a Quisisana e nei dintorni di
Castellammare, passare mattana e vincere
malinconia", a godere di una natura tuttavia per lui
"troppo" colorata, come rievocherà in un articolo sul
Corriere della sera del 1926: Per passare mattana e vincere malinconia, il bidello, un caro giovane, proprio romano de Roma, mi faceva trovare - dopo scuola - un ciucciariello sellato per me e uno per lui; e così andavamo in quei troppo ai miei occhi smaglianti tramonti, lungo quel troppo azzurro mare Tirreno, a Vico o su a Quisisana e a Gragnano, dove rivedo ancora i festoni degli spaghetti e delle lasagne ad asciugare per le vie, ed il rubino del vino saporitissimo: io Don Chisciotte e il bidello Sancio.
Questa volta, quindi, l'interesse della Serao ormai
vicina ai naturalisti ed ai veristi, è per le classi più umili,
per le vittime della società, in particolare per una povera
ballerina dello Stabia Hall, sfruttata dall'impresario senza
cuore, e non per gli aristocratici frequentatori: Ella aveva fatto un gran sogno, quell'anno, di poter portare, sulla tomba della sua madrina e benefattrice, una corona di fiori freschi, una larga corona di bellissimi fiori, con una scritta tutta di fiori, dove si leggessero due o tre belle parole di memore affetto, di memore riconoscenza.
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La Castellammare del Gallotti
è la cittadina alla moda molto frequentata da forestieri
appartenenti anche alle classi agiate, come si è visto, e che
tuttavia offriva la possibilità di godere della natura e della
solitudine, se pure con qualche difficoltà in certi luoghi e in
certe ore del giorno.
Castellammare di Stabia nella letteratura italiana del secondo Ottocento
nella letteratura italiana del secondo Ottocento
(1997)
Castellammare di Stabia visse nella
seconda metà dell'Ottocento uno dei suoi periodi più felici.
Una
Castellammare problematica, come si vede da queste citazioni,
bella e avvilente, nella quale convergono i due interessi del
Fucini, quello naturalistico per l'ambiente umano e quello
romanticheggiante per il paesaggio, e si intrecciano le due anime
dell'opera sua, quella che guarda alla dolorosa, la
Napoli del popolo oppresso dalla miseria" e quella che
guarda alla bellezza del golfo".
Eppure qualche buon rapporto
con gli stabiesi e la cultura stabiese il Panzini dovette averlo
se a Castellammare uscì nel 1887, presso la Tipografia
Elzeviriana del barone Girace, la sua prima pubblicazione, quel Saggio
critico sulla poesia maccheronica, che era la sua tesi di
laurea presentata al Carducci.
- Tutt'altro! son veri, son freschi, son cocomeri di Castellammare, mi capite? più grossi e più gustosi di così non ce n'è.
Il Duca avea appigionato un quartiere in quella contrada in Castellammare che vien denominata la Montagna; avea preso a nolo un asino, ed un asinaio; il mattino cavalcava nel bosco, e quando poi il sole era presso il suo tramontare, spesso in una carrozza da nolo percorreva la bella via che da Castellammare mena a Vico e Sorrento; spesso il mattino entrato nel bosco si fermava alle Fontane, al Belvedere della Regina, o in altri luoghi di quel bosco, donde meglio si può contemplare Quel bello eterno ch'educò natura che lo straniero c'invidia; e di cui, se fosse dato all'uomo di poterci torre quel bel dono di Dio, saremmo già stati da gran tempo privi; ed in quei luoghi si rimaneva per lunghe ore con un libro, o con un giornale in mano.
Le ombre è ancora
un'opera sulla miseria reale e morale che, al momento della
raggiunta unità italiana, costringeva al vizio e alla perdizione
i più sventurati, in particolare le donne: un dramma,
che si svolge ogni dì sotto gli occhi di una società burlona e
indifferente", nonostante la presenza di personaggi che si
prodigavano per i più deboli, come Andrea Orsini, vescovo di
Castellammare, del quale ripropongo parzialmente il ritratto: Il vescovo Andrea Orsini era il prete secondo il Vangelo, secondo Cristo.
Soldo a soldo, nell'estate, privandosi di moltissime cose, era giunta fino a raggranellare quarantadue lire, sognando sempre più vivida, sempre più fragrante la corona di fiori da portare al camposanto, ove dorme Amina Boschetti: anzi, Carmela Minino aveva accettato di andare a ballare a Castellammare, fra agosto e settembre, in quel baraccone dello 'Stabia Hall', a cielo scoperto, con quell'impresario Ciccillo Patalano che pagava poco e male, che, spesso, non pagava per niente: aveva accettato, Carmela, malgrado i suoi sospetti su Patalano, per non toccare il peculietto della corona, per accrescerlo, se fosse possibile, e aveva ballato nel teatro di legno, all'aria aperta, sudando in quelle sere afose di fine d'agosto in modo da sentirsi incollare la maglia di seta sulla persona e prendendo raffreddore su raffreddore, col fresco che veniva dalla platea, avvolgendosi invano in una mantellina di lana nera, quando rientrava nelle quinte.
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Intanto la vita frenetica dei
villeggianti di Castellammare continuava, ad essa partecipavano
anche letterati e scrittori, soprattutto napoletani, quali
Scarfoglio, Di Giacomo, Bracco, Turco, spesso sollecitati dal
febbrile attivismo del principe di Moliterno.
Mastriani, pertanto,
non guarda a Castellammare come al locus amoenus, ma come
al luogo in cui operano alcuni personaggi delle sue storie.
L'azione si svolge tutta a Pozzano, presso un'osteria e locanda,
l'Albergo dell'Allegria, con personaggi locali, quali
l'oste, il sindaco con segretario e guardia - sindaco che attende
l'arrivo di un nipote maschio che non conosce mentre rifiuta di
ricevere la nipote femmina ospite nell'educandato di
Castellammare -, inoltre la direttrice e il guardiano
dell'educandato ed alcune educande.
In questa cornice ed in questa
situazione, che costituivano il pretesto letterario per la
propalazione dell'epistolario di Eduardo lasciato in eredità al
duca e pervenuto nelle mani dell'autore, trovavano naturale posto
mode, abitudini e curiosità riguardanti la villeggiatura a
Castellammare: A quei dì Castellammare era popolatissima di gente di alto grado, e molto alla moda, la quale era convenuta colà per passarvi piacevolmente i mesi estivi.
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Cesira Pozzolini Siciliani, in Napoli
e dintorni ("impressioni e ricordi" apparsi prima
del 1879 in giornali e riviste quali la Nuova Antologia e
l'Illustrazione italiana e ripubblicati a Napoli da Morano
nel 1880), specificamente nel lungo capitolo Una settimana a
Castellammare, fu molto precisa nella descrizione di luoghi,
ambienti e consuetudini che ella visitava e osservava guidata dal
purista Ippolito Amicarelli.
A distanza di alcuni anni,
ancora una memoria sullo Stabia Hall si trova ne La Ballerina
del 1889, un'altra storia un po' lacrimevole con in più un
qualche interesse psicologico, la storia di una sfortunata
ballerina appunto, Carmela Minino, con tristi esperienze, quali
l'abbandono da parte del solito seduttore senza scrupoli e in
più la scrittura estiva presso il locale stabiese senza essere
pagata.
Ripropongo la movimentata,
indimenticabile scena dell'arrivo: Arrivammo a Castellammare, la patria dei più arditi navigatori di queste coste, del superbo 'Duilio' e dei più abili costruttori navali d'Italia.
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Limitando il nostro discorso
alla presenza di Castellammare nella letteratura italiana della
seconda metà dell'Ottocento, cominciamo con il de Bourcard, che
della città parlò nel primo volume degli Usi e costumi di
Napoli e Contorni descritti e dipinti, uscito nel 1857.
Gli ambienti della vicenda sono
Napoli, luogo del loro matrimonio, Parigi, luogo del viaggio di
nozze, la silenziosa Sorrento, dove va a villeggiare la
malaticcia Beatrice, e la frenetica Castellammare, dove
l'aristocrazia napoletana gode, d'estate, tra feste e
divertimenti.
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Tra i villeggianti in quegli
anni a Castellammare c'era anche Scarpetta, che non mancò di
prendere spunto per le sue storie teatrali anche dalle sue
esperienze stabiesi.
A che era servito? Settembre era stato piovoso: Castellammare aveva visto partire presto i suoi villeggianti, lo 'Stabia Hall' era deserto e fra le vere bestemmie e le finte lacrime, Ciccillo Patalano non aveva pagato le due quindicine di Settembre alle ballerine scritturate.
Il de Bourcard si dilungò su
alcuni aspetti di Castellammare e dei suoi costumi, non
trascurando le bellezze naturali.
Frequentò Castellammare anche
una poetessa di famiglia armena, Vittoria Aganoor, poetessa
dell'amore, della primavera, della natura, di grandissima
sensibilità e delicatezza, amata intensamente dal marito Bruno
Pompilj, il quale si ucciderà sulla sua tomba subito dopo la sua
morte.
Parlò anche della cura delle
acque: Pel 'villeggiante' di Castellammare andar alle acque il mattino è una occupazione, un affare, un obbligo o, direi quasi, un dovere.
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In questa Castellammare nel
1886, ma non nel fervido periodo della villeggiatura, venne ad
insegnare Alfredo Panzini.
L'azione si svolge
nel primo e secondo atto in un albergo del centro di
Castellammare con 'Calata ai bagni', un albergo ben frequentato
dalla borghesia del tempo, almeno secondo le pretese del
proprietario.
La Pozzolini annota anch'essa
degli aspetti non felici della città: La strada della marina è finita, e si entra nel cuore della città, nel vecchio Castellammare, un po' opprimente, chiuso, angusto e anche sudicio come un angolo di Napoli.
Li Nepute de lu sinneco
del 1885, invece, è ambientata in un luogo delle vicinanze di
Castellammare, in un clima idillico che pur doveva costituire
un'oasi di tranquillità per gli stessi frenetici villeggianti.
Nella 'malinconica' Sorrento si recano le amiche dell'isolata
Beatrice per distoglierla dalla noia, se pure per una sera,
partecipando ad una delle chiassose feste che a Castellammare si
tengono in uno dei pochissimi locali della provincia, il
'baraccone' dello Stabia Hall.
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